Masseria dei Monaci: La Storia

Questa è una storia, ma, in realtà, i suoi protagonisti sono luoghi, non persone.
Protagonista è un’umile masseria immersa nello struggente paesaggio che la circonda; protagonista è l’abbazia prospiciente da cui prende il nome l’intero insediamento; protagonista è il mare che lambisce le scogliere di un lembo di terra, testa di ponte tra oriente e occidente.
Otranto, così descritta da un nemico, il turco Ibn Kemal , autore della Cronaca Ottomana della conquista di Terra d’Otranto del 1480:

LA SUA CAMPAGNA PARE IN PRIMAVERA
UN GIARDINO DELL’EDEN,
DAL MARE LA SUA RIVA è UN TESORO CHE SCORRE.
IL SUO NOME è OTRANTO,
BIASIMARE NON SI PUò CHI L’ABITA ,
SE VUOI TRASCORRERE VITA SERENA ,
VAI AD ABITARE LA'.

Così si esprimeva Kemal, scorgendo dal mare per la prima volta la costa salentina.

L’insieme di più storie dunque, che intrecciandosi, tessono la trama di un grande e glorioso passato, quello di una città marinara tra le più importanti e contese del mediterraneo.

Otranto crocevia di culture diverse tra loro, eccezionale traccia tangibile del passaggio di segni, simboli e linguaggi dell’occidente cristiano. Proprio questi passaggi hanno lasciato un’impronta nella struttura della città e nelle sue tradizioni, e ne hanno segnato l’identità, prima fra tutte il senso dell’accoglienza.
Otranto e il suo mare, da sempre mediatore tra corpo e mente, tra spirito e materia ; Otranto e il suo porto, dove si davano nomi differenti a tutte le cose, Dio compreso… E proprio a Càsole, questi nomi, queste lingue, venivano tradotte e copiate; nelle fitte corrispondenze si raccoglievano esempi di scrittura da tutto il mondo.

Per parlare della Masseria dei Monaci, non si può separare il suo destino, dalla storia travagliata dell’omonima abbazia, che affonda le sue radici nella stretta relazione con i grandi avvenimenti che i monaci, con rigore e devozione , trasferivano da una lingua all’altra.

Il complesso dell’insediamento basiliano comprendeva l’abbazia vera e propria, la Masseria dei Monaci, una chiesa presso Porto Badisco, un porticciolo e terreni. Nel corso dei secoli subì varie distruzioni e relative riedificazioni come testimoniano numerose note storiche, e così anche la “casa” ( un college moderno ante litteram) che ospitava gli studenti, verosimilmente identificabile con l’attuale Masseria dei Monaci.
San Nicola de Casulis dunque, un luogo da sempre abitato dalle parole.

Siamo nel V secolo pochi chilometri a sud di Otranto, ancor meno da Punta Palascia, il capo più ad oriente d’Italia. L’importanza dell’abbazia è da legare all’attività di insegnamento e di studio svolta dai monaci basiliani che accoglievano festosamente studenti provenienti da tutto il mediterraneo e dal nord Europa garantendo loro vitto e alloggio, ciò per favorire al meglio la diffusione della cultura greca e latina.

Probabilmente rettore della scuola di pittura, il monaco Pantaleone maestro mosaicista greco-idruntino ci ha lasciato un esempio per grandiosità, raffinatezza e complessità: il mosaico della Cattedrale di Otranto, opera ancora non completamente decifrata e per questo carica di mistero nell’interpretazione iconologica dal forte potere evocativo. Esso rappresenta l’albero della vita lungo il quale si snodano le principali rappresentazioni.

Tra i monaci casulani vi erano altre figure quali quella del maestro d’erbe che raccoglieva tutto quanto cresceva nelle serre per mescolarlo e trarne decotti, pozioni, unguenti, e polveri usate per curare ogni male. C’era poi il maestro delle icone che nel suo laboratorio di intaglio delineava figure soprannaturali ricavate da semplici assi di legno lavorato. Che dire poi degli amanuensi, vero patrimonio dell’abbazia artefici primi dei codici oggi sparsi nelle principali biblioteche europee, fini incisori e straordinari mediatori tra passato e presente.

A Càsole si esercitava anche un altro potere: lì si formavano infatti consiglieri di principi, cardinali e imperatori. Il loro compito era di creare le condizioni per poter diffondere e far consultare i codici a tutti gli uomini di cultura.

La posizione strategica della Masseria dei Monaci, la rese un importante punto di avvistamento e difesa contro le continue incursioni dei turchi. La sua storia presenta ancora molti elementi di mistero . Restituita al suo antico splendore, questa dimora storica, tra odori e colori della stupenda natura che la circonda, restituisce agli ospiti che la scelgono come residenza delle loro vacanze, un vero contatto con sé stessi , un risveglio dell’anima stordita e rapita dal turbinìo della vita quotidiana, mostra loro la strada per ritrovare un equilibrio interiore, in un’atmosfera di storia e devozione davvero unica.

Le sue mura imponenti nella loro grandiosità sembrano custodire parole sussurrate, preghiere e segreti di giovani studenti presi da una continua ricerca, quella del sapere, in cui spesso ci si può perdere o di cui si può perdere il sentiero. Sembra quasi di intravedere le loro figure, ai primi raggi del sole, quando è tramontana e la punta della baia di Valona è così vicina che sembra di poterla toccare, tra le fronde degli ulivi che brillano di riflessi argentei e donano alla masseria un aspetto quasi irreale. Chissà se quei giovani ebbero mai sentore del dramma che si sarebbe abbattuto su Otranto. Chissà se studiando non avessero appreso di quanto la lotta per il potere e la politica fossero legate alle lotte di fede e, di conseguenza, di quanto fosse in bilico il destino dei cristiani di terra d’Otranto. Minacce che provenivano proprio da quel mare solitamente amico, quel mare grosso che in un’estate implacabile che sembrava non voler finire mai fece sbarcare i turchi ad Otranto. Illusi che il sapere potesse imporsi sulla violenza, sulla ferocia assassina dell’esercito di Ahmed Pascià , coloni e studenti, uniti nella Masseria opposero resistenza, ma a nulla valse il loro coraggio.

Ancora oggi nelle fredde sere di tramontana si può percepire nel frangersi furioso del mare sugli scogli, giù, verso il Colle della Minerva, una nenia surreale, un commiato di anime che, ordinatamente, vanno incontro a quel destino di martirio che le rese immortali.

Federica Piconese

MASSERIA LI MONACI

di M. Serrano

Sì rrivatu e nu te pare veru!
Pinsavi cu acchi cosa normale,
'nvece si rimastu tuttu babbatu
cu vidi de luntanu, a dha meru,
lu sule ca nasce de sutta lu mare;
de notte, n'immensu celu stiddhatu.

Poi, quando scioca la Tramuntana,
riutandu capiddhi e rami de parma,
li munti d'Alberia, grossi, ssumane
e pare ca la zzicchi dha terra luntana.
Quando la sira lu ientu se carma,
na luna ruffiana spetta la mmane.

Puru li monaci de Casole antica
'ntra li pariti de sta masseria
rigettavane, e li pinsieri loru
ulavane da' terra italica
a Oriente, prima ancora cu rria
la ruina turca a Otràntu d'oru.

Diventau Masseria di' Monaci,
limmitare de la Porta d'Oriente,
dhunca lu sule, lu mare, lu ientu
minane a tutti miliare de baci,
cusì potene tinire a mente
la magia de stu duce Salentu.

Otranto, 5 maggio 2014

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